Una vicenda emersa nelle ultime settimane scuote l’opinione pubblica e pone interrogativi seri su fragilità, vulnerabilità e spiritualità digitale. Al centro c’è una donna residente nell’hinterland di Napoli — nota sui social come “sensitiva” e autodefinita nella vita reale come psicologa — che è stata denunciata da cinque donne, alcune residenti in Italia, altre all’estero. (ANSA.it)
Le accuse: truffa, manipolazione, speranze svendute
Secondo la denuncia presentata alla Procura di Napoli, la donna prometteva di stabilire un contatto con persone decedute — o meglio, di fungere da “ponte con l’aldilà” — durante sedute in diretta sui social. Le vittime, attratte dal dolore del lutto o dalla speranza di un ultimo messaggio, venivano convinte a “donare” denaro (attraverso moneta virtuale poi convertita in contanti): in alcuni casi le somme avrebbero raggiunto 700 euro. (ANSA.it)
Non si tratterebbe soltanto di false promesse: le testimonianze descrivono un meccanismo ben calibrato di coercizione psicologica. Durante le dirette, quando qualcuno mostrava titubanza o esprimeva dubbi, la live veniva interrotta — come condizione per continuare, la “cliente” doveva fare una donazione. (Cronache della Campania)
In alcuni casi, la sedicente medium avrebbe addirittura utilizzato voci mascherate — con l’aiuto di una “moderatrice” o di un familiare — per simulare la voce di defunti, rafforzando l’illusione di un contatto reale. (ANSA.it)
Fiducia mal riposta: il “titolo professionale” come strumento
Un elemento chiave della denuncia riguarda il fatto che la donna si presentava come psicologa, dichiarando di lavorare in un centro antiviolenza — circostanza che, secondo le vittime, ha contribuito a legittimare la sua figura e a generare fiducia. (La Bussola News)
Proprio per questo, l’avvocato delle denunciate ha richiesto accertamenti anche sull’iscrizione all’albo degli psicologi: se fosse autentica, si rischierebbe un uso improprio del titolo professionale; se fosse fasulla, un’evidente truffa ai danni di persone vulnerabili. (La Bussola News)
Il dramma delle vittime: dolore, speranze e dipendenza emotiva
Le donne che hanno denunciato raccontano di trovarsi in un momento di grande fragilità: lutti da elaborare, dolore, solitudine. In questi contesti psicologici delicati — in cui la perdita di una persona cara rende particolarmente vulnerabile — la promessa di un “ultimo messaggio” aveva un potere seduttivo forte. (Cronache della Campania)
Dopo le prime “sedute”, molte si sono sentite intrappolate in un meccanismo di dipendenza: desideravano un contatto reale con il defunto, speravano in rassicurazioni o messaggi, e ogni “sessione” richiedeva un contributo economico — fino a diventare una pressione continua. (Cronache della Campania)
L’impressione di essere ascoltate da una “psicologa” sembrava offrire una via d’uscita dal dolore — ma le richieste costanti e le minacce implicite (la live si interrompeva, il contatto veniva negato, l’illusione svaniva) hanno trasformato la speranza in sensi di colpa, dipendenza e sfruttamento. (ANSA.it)
L’indagine: cosa rischia la donna
La Procura di Napoli ha ricevuto la denuncia da parte delle cinque donne, supportate dall’associazione La Battaglia di Andrea. (ANSA.it)
Le accuse — come ipotizzate — potrebbero configurare reati legati a truffa, abuso di vulnerabilità e manipolazione psicologica. Gli investigatori dovranno verificare:
- se la donna è effettivamente iscritta all’albo degli psicologi oppure se ha usato un titolo fasullo; (La Bussola News)
- la veridicità delle “sedute spiritiche”, l’uso di mezzi tecnici (voci registrate, moderatrici, manipolazione digitale) e la pressione psicologica esercitata sulle vittime; (ANSA.it)
- eventuali responsabilità di terzi coinvolti — moderatrici, collaboratori, persone legate alla gestione delle dirette — rispetto alla sollecitazione di donazioni e all’organizzazione dei supposti riti. (ANSA.it)
Un campanello d’allarme: social, vulnerabilità e “carezze spirituali” a pagamento
Questo caso — drammatico e in qualche modo emblematico — solleva questioni più vaste. Viviamo un’epoca in cui il dolore, la solitudine, il lutto possono essere vissuti anche a distanza, attraverso uno schermo e una diretta social. Il bisogno di consolazione e di conforto è reale. Ma dove c’è fragilità, c’è anche spazio per manipolazioni e inganni.
Quando qualcuno approfitta della vulnerabilità altrui, vendendo illusioni — un ultimo messaggio da un defunto, una speranza di contatto — per ottenere profitti economici, si violano non solo la fiducia, ma la dignità e il diritto a un’elaborazione sana del dolore.
Questo episodio ci impone quindi una riflessione: sulle insidie dell’online, sul bisogno di verificare le credenziali di chi si propone come “guaritore” dell’anima, e sulla fragilità di chi cerca risposte — spesso a prezzo di un’illusione.
Nancy Ghislanzoni
Nasce a Casnigo (BG), investigatrice del GHT dal 2011.
Studiosa di esoterismo, occultismo, parapsicologia e scienze forensi.
Referente principale del team.
Ama tutto ciò che è arte e mistero.
